Obesità e Personalità

Le persone con tratti di personalità con alti livelli di nevroticismo e bassa coscienziosità sono ad alto rischio di passare attraverso cicli di aumento e calo ponderale nel corso della vita, secondo un esame di 50 anni di dati pubblicati dall’American Psychological Association.

L’impulsività è risultato il maggiore predittore per le persone che tendono a essere sovrappeso: secondo lo studio i partecipanti nel primo decile di impulsività pesavano in media 9,9 chilogrammi in più rispetto al primo decile.

“Gli individui con questa costellazione di tratti tende a cedere alle tentazioni e a mancare della disciplina necessaria ad affrontare difficoltà e frustrazioni”, scrivono i ricercatori del National Institute on Aging degli Stati Uniti sul Journal of Personality and Social Psychology. “Per mantenere un peso salutare, tipicamente è necessario seguire una dieta salutare e un programma di attività fisica, che richiedono entrambi impegno e moderazione: questo tipo di controllo può essere molto difficoltoso per gli individui fortemente impulsivi”.

Per riuscire a dimagrire serve anche la psicologia. Secondo uno studio pubblicato sul General Hospital Psychiatry da un team di ricercatori del Group Healh Research Institute di Seattle, chi ha bisogno di rimettersi in forma va aiutato anche da un punto di vista psicologico per vincere quei sintomi depressivi che vanno di pari passo con la condizione di sovrappeso o di obesità.

Lo studio ha dimostrato infatti che curare anche il malessere psicologico porta quasi a raddoppiare le probabilità di successo della dieta. Peraltro, già studi precedenti avevano stabilito che forme depressive nell’infanzia erano associate ad obesità nel corso dell’adolescenza e in età adulta. Allo stesso modo, l’obesità nel corso dell’adolescenza è associata a depressione nei giovani adulti.

Il team guidato da Gregory Simon ha verificato la condizione di 203 donne di età compresa fra i 40 e i 65 anni per un periodo di un anno. A tutte le donne erano stati diagnosticati sintomi depressivi. I ricercatori hanno diviso le donne in due gruppi, curandosi esclusivamente della perdita di peso nel caso del primo gruppo, affrontando invece anche i disturbi psicologici per il secondo. I risultati parlano chiaro: fra le donne del secondo gruppo, la percentuale di riuscita della dieta era del 38 per cento, contro il 22 del primo gruppo. Fondamentale è stato l’apporto dell’esercizio fisico. Infatti, spiega Simon, “il rapporto tra depressione e attività fisica è bidirezionale. Il buon umore fa venir voglia di fare movimento, e fare movimento mette a sua volta di buon umore”. D’accordo con i risultati dello studio lo psichiatra Roshanaei-Moghaddam dell’Università di Washington: “la maggior parte dei programmi per dimagrire non presta sufficiente attenzione allo stato psicologico delle persone in sovrappeso. Questo studio sottolinea ancora una volta l’importanza di valutare subito eventuali sintomi depressivi nei pazienti obesi che chiedono aiuto: programmi combinati mirati al raggiungimento sia del benessere fisico sia di quello psicologico, possono risultare sicuramente più efficaci su entrambi i fronti”.

La scala di valutazione utilizzata dai ricercatori per giungere alle loro conclusioni si è avvalsa di quattro parametri:

  1. misurazione diretta e oggettiva del peso corporeo;
  2. scala di 20 sintomi depressivi ricavata dalla Hopkins Symptom Checklist utilizzata in ambito psichiatrico;
  3. scala in 13 punti per la misurazione dell’attività fisica svolta, sviluppata da Jacobs, che consente di valutare il grado di frequenza con il quale i partecipanti si sono impegnati in attività fisiche moderate (ad esempio camminare, fare i lavori di casa ecc.) o intense (fare jogging, nuotare, partecipare a lezioni di aerobica);
  4. un questionario sul cibo basato sul consumo di 65 alimenti messo a punto dal National Cancer Institute.

Fonte: http://www.italiasalute.it/

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